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Desta Maile Kairos, Cacciatore | Burattinaio: súil~
rabbit!
CAT_IMG Posted on 19/10/2007, 17:34 by: rabbit!cita
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Posts: 16538


Status: » offline


Damian Acker | Desta Maile Kairos
Nome: Damian
Cognome: Dorsey Acker
Soprannome: Desta Maile Kairos
Età: 17
Sesso: M
Classe: Cacciatore
image
Descrizione fisica
I suoi occhi sono azzurri e intensi, sempre attenti e spesso freddi. I capelli, neri, sono tagliati in modo piuttosto irregolare, un po' più lunghi, un po' più corti, e quasi sempre spettinati. O, perlomeno, sembrano spettinati. A volte sono fissati con un po' di cera, in modo da sembrare arruffati.
Ha lineamenti perfetti, tanto da farlo sembrare uscito da un sogno. Peccato che le ragazze sembrino non notarlo.
La sua pelle, estremamente pallida, è morbida come quella di un bambino e priva di imperfezioni... eccezion fatta per un buon numero di sottili cicatrici, ricordo di ferite, tagli e interventi chirurgici vari.
Alto poco più di un metro e settanta, da l'impressione di essere piuttosto piccolo e magro, benché sia forte e ben allenato.
È miope; normalmente usa le lenti a contatto, ma quando è a "casa" preferisce portare gli occhiali.
Descrizione caratteriale
Piuttosto lunatico, benché trovi piacere nello stare in compagnia tende a cercare la solitudine. È abituato a fare tutto da solo, e per questo spesso ha difficoltà a mostrare le sue debolezze.
Generalmente freddo e distaccato, spesso sarcastico, il suo comportamento assume sfaccettature differenti in base a chi si trova di fronte. Anche se a giudicare dal suo modo di fare non si direbbe, sa essere molto dolce, ed è sotto i vari strati inguaribilmente romantico. A volte sembra vivere in un mondo tutto suo, completamente differente da quello reale.
Ha l'arrabbiatura facile (a detta degli psicologi soffre di disturbo esplosivo intermittente). Piuttosto permaloso, tende a rispondere in modo acido se disturbato o accusato ingiustamente. Non sopporta chi si prende gioco di lui.
Nonostante si arrabbi facilmente, non è violento. Non contro gli altri. In qualsiasi circostanza tende maggiormente a far del male a sé stesso, piuttosto che ad altri... anche se a volte non riesce a resistere alla tentazione e finisce col fare a botte.
Capita sovente che si incolpi di cose di cui in realtà non ha colpa, o per cui comunque non può fare nulla. I suoi attacchi, ad esempio. Non può prevederli, e non sempre può evitarli, e quando si trova ad averne uno si sente in colpa. Non tanto per sé, ma piuttosto per chi gli sta attorno. Vede le loro espressioni, percepisce la loro preoccupazione, e si sente colpevole. Non vuole che gli altri si preoccupino. Non vuole che gli altri debbano prendersi cura di lui.
Ha difficoltà a farsi delle amicizie. In pochi vogliono stargli vicino, tanti per paura di dover intervenire in caso di attacchi o crisi varie, altri per via del suo carattere così poco chiaro. E poi, lui non vuole avere amici. Ha paura di restare ferito, affezionandosi troppo a qualcuno. Già due volte è successo. Ora basta. Vorrebbe davvero non provare nulla per gli altri, ma non ci riesce. Per quanto ci provi, e per quanto rifiuti di ammetterlo, si affeziona facilmente a tutti quelli che gli stanno vicino.
Background
Damian è nato il 14 maggio, poco dopo mezzogiorno.
La madre, Melissa Dorsey, era la gioia fatta persona. Sapeva bene che il suo bambino aveva problemi cardiaci, glie li avevano diagnosticati già durante la gravidanza, ma non le importava. Era la cosa più bella che avesse mai visto, e non si sarebbe separata da lui per nulla al mondo.
Il padre, Edmund Dorsey, non era esattamente dello stesso avviso. Certo, voleva bene al suo bambino almeno quanto la moglie, ma sapeva che avrebbe potuto perderlo in qualsiasi momento.
Non è passato molto prima che "il secondo grande problema" di Damian venisse scoperto, e per Mr. Dorsey fu chiaro che quel bambino non poteva essere l'erede della sua grande fortuna. Era il suo primogenito, ed era maschio, ma un bambino cardiopatico e per di più affetto da CIPA (Congenital Insensivity to Pain with Anhidrosis) non andava bene. Per questo ha iniziato sin da subito a considerarlo il meno possibile. Il suo amore per lui è scemato di giorno in giorno, fino a scomparire. Ha sempre cercato di allontanare anche la madre da lui, di farle capire quanto la vita di quel bambino fosse precaria. Nessuno avrebbe potuto sapere se sarebbe vissuto ancora a lungo. Ha insistito perché avessero un altro bambino. Per riprovare. Ma lei non ne voleva sapere. Damian era tutto il suo mondo, tutta la sua gioia. Lo adorava. Si prendeva sempre cura di lui senza mai lamentarsi, confortandolo e coccolandolo. Quando lui veniva ricoverato lei era con lui. Sempre.
Poi è successo.
Damian aveva quasi tre anni, mancavano pochi mesi al suo compleanno. Aveva la febbre alta, attorno ai 40°. Una volta tanto era suo padre a stargli accanto. Non avrebbe voluto, ma voleva troppo bene a sua moglie, e capiva che aveva bisogno di riposare. Gli era stata accanto tutto il giorno. Almeno quella notte ci sarebbe stato lui, con Damian.
Se ne stava seduto su una poltrona, nella cameretta di suo figlio, fissandolo. Come gli capitava spesso quando Damian stava male si trovò a pensare alla morte. Pensò a come sarebbe stata la sua vita, e quella di sua moglie, se il bambino fosse morto.
Inizialmente non ci fece caso; non gli dette importanza, ma vide le lacrime rigare il visetto del bimbo. Sembrava dormire tranquillo, e probabilmente era così. Non si accorgeva di avere la febbre. Non si accorgeva mai di niente.
Più lo guardava, più i pensieri diventavano cattivi. E più i pensieri si indurivano, più Damian sembrava soffrire. Lui, che non aveva mai sofferto per nulla.
Poi, in preda al delirio, gli fece una domanda: "Perché?". Suo padre non capiva. Perché cosa? Cosa aveva da chiedere, ora, mentre stava male?
"Perché pensi questo, papà?"
Non c'erano dubbi, stava parlando con lui. Sapeva che era lì? O era solo in preda ad una qualche allucinazione? Un sogno, magari.
Però c'erano in giro quelle strane voci, in ufficio... sembrava che il figlio di Edwards, uno degli impiegati, fosse stato internato in manicomio. Aveva una decina d'anni, forse, e diceva di poter spostare gli oggetti con il pensiero. Sì, certo. Come no? Anche Edwards era convinto che suo figlio potesse fare cose strane, tanto che gli era stato consigliato di rivolgersi ad uno psicologo. Eppure sembrava così sincero, quando diceva di aver visto il suo Josh spostare un frigorifero...
Be', tentare non avrebbe causato alcun danno, in fondo.
Mentre Damian continuava a chiedergli "perché", si sforzò di pensare a qualcosa di diverso. A sua moglie. La immaginò mentre coccolava un altro bambino, il suo nuovo bambino, e immaginò Damian che le chiedeva qualcosa. E lei lo ignorava. Gli diceva di non starle tra i piedi, che doveva occuparsi del suo bambino. Immaginò il suo sguardo, sincero e cattivo. E Damian, il vero Damian, quello che si agitava nel letto a pochi passi da lui, pianse ancora.
"Non mi vuoi più bene, mamma?"
Impossibile. O forse no... forse Edwards diceva la verità. Forse Josh poteva davvero spostare le cose con il pensiero. E forse anche Damian poteva fare cose strane. Forse.
All'improvviso un'idea iniziò a formarglisi in testa. Se il figlio di Edwards era stato internato, magari era proprio a causa di queste sue "stranezze". Magari avrebbe potuto far internare anche Damian. Avrebbe potuto liberarsene. Già... ma come? Melissa non avrebbe mai accettato di separarsi dal suo bambino. A meno che... a meno che l'avesse creduto morto. Ma certo. Era un piano perfetto.
Chiamò il McFallen Asylum senza più alcuna esitazione, stranamente sicuro di ciò che faceva e diceva. Non gli parve strano che quelli del manicomio gli credessero. Non gli parve strano nemmeno quando in meno di mezzora furono a casa sua, due psichiatri e una ragazzina. Una ragazzina strana, con capelli corti e occhi assenti. In silenzio, per non svegliare Melissa, li condusse nella camera di Damian. Appena entrarono la ragazzina annuì. Uno dei due psichiatri si allontanò, per parlare in privato con lui. Gli disse che era necessario internare Damian quanto prima. Che era indispensabile. Avrebbero potuto farlo passare come autolesionista, visti tutti i graffi e i lividi che si procurava senza accorgersene. Ma c'era sempre il problema più grande: Melissa. Ne parlarono a lungo, per quasi un'ora. C'era una sola cosa da fare. Dovevano convincerla che Damian era morto. Non ci sarebbe voluto molto, dopo tutto. Era cardiopatico, era sufficiente che l'ambulanza non arrivasse in tempo all'ospedale, durante un attacco.
E così fecero. Usarono un farmaco per causare un attacco a Damian, e chiamarono l'ambulanza. I medici in attesa al pronto soccorso erano d'accordo con loro, avrebbero dichiarato la morte di Damian senza esitazione, mentre in realtà il bambino stava bene. E Damian sarebbe stato internato al McFallen Asylum.
Funzionò.
Melissa pianse, pianse a lungo. Cadde in depressione, ebbe molti problemi, ma non seppe mai la verità.
Damian Dorsey cambiò nome, diventando Damian Acker, come la madre di Edmund Dorsey prima di sposarsi.

Quando Damian si svegliò, da solo, in ospedale, la prima cosa che fece fu piangere. Sapeva che c'era qualcosa di sbagliato. Qualcosa che non funzionava. Dov'era la sua mamma?
Poi lo trasferirono al McFallen, senza dargli alcuna spiegazione. Non gli dissero nulla, nemmeno perché era lì.

Da allora vive lì, al McFallen Asylum, controllato a vista e a distanza, sempre e comunque. La libertà per lui è un sogno, irraggiungibile e bella come solo i sogni possono essere.
Non ha mai legato con nessuno, troppo sconvolto dal tradimento dei suoi genitori. L'avevano abbandonato. Non lo volevano più.
Poi ha conosciuto Malice. Li hanno praticamente obbligati a stare assieme, perché Malice era violento, e tra tutti i bambini del McFallen solo Damian - o Desta, come lo chiamavano lì - non si lamentava se gli facevano male.
Con calma Damian e Malice hanno iniziato ad andare d'accordo. Si aiutavano a vicenda, sostenendosi quando quelli del McFallen li studiavano.
E poi Malice è scappato.
Un altro abbandono, un altro tradimento.
Per quello dei suoi genitori non ha mai potuto fare nulla. Non sa nemmeno come si chiamano. Non lo ricorda. Ma Malice... non glie l'avrebbe fatta passare liscia. No.
Quando il McFallen decise di inviare i suoi Cacciatori, in cerca di Malice, lui fu l'unico a proporsi volontariamente. Sempre, tutte le volte.
Potere
Damian può entrare nelle menti. È in grado di leggere pensieri, ricordi, idee e quant'altro, e anche di modificarle, in un certo senso. Non può influire sul libero arbitrio, ma può influenzare le decisioni, spingere le idee verso ciò che lui desidera. È come se fosse una vocina nella testa della gente, che ne conosce i pensieri e li 'aiuta a riflettere'.
Lui fornisce la pistola. Poi se sparare o gettarla lo decide chi la riceve.
In linea di massima, Damian sente sempre e comunque i pensieri di chi lo circonda, fino ad un raggio di un centinaio di metri. Sente solo ciò che viene pensato al momento, ciò che in quel preciso istante passa per la testa degli altri, come se loro stessero parlando.
Per evitare di avere tutto un chiacchiericcio sempre attivo nella mente, negli anni Damian ha imparato a 'controllarsi'. Ora, se concentrato a sufficienza - e non ci vuole molto più che al concentrazione necessaria a camminare dritti - riesce ad escludere i pensieri, ad ignorarli. A sentirli solo quando vuole lui.
Per leggere i ricordi o qualsiasi altra cosa non sia 'istantanea', ha bisogno di maggiore concentrazione; deve riuscire ad abbattere le difese mentali dell'altro, ad intrufolarsi nella sua mente. Per questo, generalmente tende a penetrare le menti di notte, sorprendendo la gente durante il sonno, quando le difese sono abbassate.
Quando ha la febbre o quando viene sedato, o in generale quando 'sta male', i suoi poteri sembrano diventare più forti, permettendogli di sentire tutto ciò che gli altri pensano, incondizionatamente. In realtà si tratta unicamente di mancanza di concentrazione. Dovendosi concentrare maggiormente su altro anziché sulla propria mente, le sue stesse difese cadono e il suo potere è libero di vagare ovunque, creandogli ancora più confusione in testa.
Punti abilità
offensiva - 8/10
difensiva - 3/10
agilità - 9/10
Per quale ragione è al McFallen Asylum?
Le scuse adottate dal McFallen sono molte, e quasi tutte vere. Per la maggior parte a causa loro.
Scatti d'ira, reazioni incontrollabili che costringono sempre gli infermieri a sedarlo, attribuite al disturbo esplosivo intermittente, e provocate dalla sua voglia di libertà. Al McFallen anziché aiutarlo hanno peggiorato queste sue crisi di rabbia, così che ora gli capiti di averne ogni volta che non riesce ad avere il pieno controllo della situazione.
E poi, l'autolesionismo. Da bambino Damian si faceva del male per capire, spinto comunque dal personale del McFallen, che gli metteva in testa domande pressanti. Ora si fa del male per concentrarsi, per incalanare la sua rabbia contro qualcosa che non provochi problemi. Se si fa del male, lui non se ne accorge, non sente il dolore. E non rovina le cose degli altri.
Curiosità
Ha un organismo al contempo invincibile e debole. Soffre di una rara malattia congenita che non gli permette di provare dolore né di percepire la differenza tra caldo e freddo. Anche se poi ne risente, capita di vederlo passeggiare sotto la neve senza giacca, solo con una maglia leggera, come nulla fosse, o di vederlo anche in pieno estate con maglie dalle maniche lunghe. È altresì impossibilitato a sudare, e non si rende conto di essere fisicamente stanco. La fatica per lui non esiste, in un certo senso. A causa di questa malattia Damian è spesso in ospedale, a farsi curare fratture, ustioni o tagli distrattamente - e non - autoinflitti.
È nato inoltre con una malformazione cardiaca che gli è costata finora parecchi interventi chirurgici. In situazioni di forte stress, o se si agita o sforza troppo, il suo cuore non regge e prende a fare capricci, causandogli "attacchi" di intensità sempre diversa. Esonerato dalle lezioni di educazione fisica sin da bambino, si diverte comunque, ogni tanto, con qualche partita a basket o hockey.
Incosciene, per alcuni a tutti gli effetti autolesionista, non ha la minima paura di morire e non vuole sentirsi troppo diverso dai suoi coetanei: "la vita può finire da un giorno all'altro per tutti, non vedo perché dovrei preoccuparmene. Se mi diverto, almeno posso morire contento".
Non ha amici. O, perlomeno, non vuole considerare come tali tutti quelli che gli girano attorno. Non vuole più affezionarsi a nessuno. Non vuole soffrire ancora.
A scuola solitamente se ne sta da solo... o almeno ci prova.
Come è arrivato al McFallen Asylum?
Lui non lo ricorda, era troppo piccolo, e nessuno glie ne ha mai voluto parlare. Gli hanno sempre detto solo che "ne aveva bisogno".
In realtà non era vero. È a causa loro che ha iniziato ad averne bisogno. Sono loro che gli hanno fatto notare che gli altri bambini quando cadevano piangevano. Sono loro che gli hanno fornito su un piatto d'argento tutte le carte per avere crisi di autolesionismo.
A farlo internare è stato suo padre, dopo aver scoperto i suoi poteri. Ma non glie l'hanno mai detto, e ora non c'è più nessuno che lo sappia, al McFallen. Damian non deve scoprirlo.


CODICE
<div style="text-align: left; font-family: tahoma; font-size: 10px; font-weight: normal; text-transform: uppercase; padding-left: 20px; letter-spacing: 0px"><div style="float: right; padding-left: 5px">[IMG]http://i45.tinypic.com/igx6b9.png[/IMG]</div>» Damian Acker (Desta Maile Kairos) ~ male, born: 14.05.1991 • [URL=http://paradisiac.inhumanity.forumfree.it/?t=21601699&p=186957469]<font style="font-size: 9px; font-family: tahoma; font-weight: normal">character sheet</font>[/URL]</div><div style="font-size: 10px; font-family: tahoma; text-transform: lowercase">oh, fuck... fever again. what the hell did I do to deserve this shit of life?</div>
<div class="testo">testo testo testo</div>


Edited by rabbit! - 4/12/2009, 11:07
 
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